I parroci di Carrone negli ultimi quarant’anni

 

Sin da bambina ho sempre frequentato assiduamente la chiesa, vivendo come un dramma ogni cambio di parroco, perché comunque in ognuno di loro si trova una guida per il proprio cammino.

Sono stata battezzata e ho ricevuto la prima comunione da don Domenico Zegna che rimase a Carrone per 23 anni. Di lui purtroppo non ricordo molto, mi diceva che ero la bambina più brava del paese perché la domenica andavo sempre a messa “prima” (come la si chiamava allora) verso le 7-7.30 del mattino, con in testa tanto di “coefa” (una specie di velo-foulard in pizzo che allora tutte le donne usavano per tradizione, generalmente era nero, io l’avevo bianco). Presenziavo alle novene serali e ai vespri la domenica pomeriggio tentando di cantare le lodi in latino che poi mi sono rimaste nel cuore e purtroppo solo lì perché ormai non si sentono più.

Don Zegna si ritirò nel 1977 a vita privata perché era cagionevole di salute e il crollo di parte del tetto della chiesa, proprio la mattina della mia prima comunione, contribuì a fargli prendere questa drastica decisione.

Gli successe don Carlo Barengo che rimase con noi 19 anni, fino al 1996. Don Carlo fu per me il più compianto perché, giunto a Carrone che ero una bambina di 9 anni, mi seguì in tutto il processo di crescita e fu per me una a guida, quasi come un nonno. Certo aveva le sue idee e non sono mancati gli scontri, ma io ho sempre avuto un grande rispetto per lui.

Un momento del saluto a Don Carlo Barengo quando lasciò la parrocchia di Carrone nell’ottobre 1996

Il 1996, con il ritiro di don Barengo, segnò la fine di un’epoca per la parrocchia di Carrone perchè, a causa della scarsità di sacerdoti, il nostro paese fu unito a Strambino sotto la guida di don Giuseppe Dematteis, coadiuvato dai suoi vice don Alberto Carlevato prima e don Luis Bera dopo.

Anche se non c’era più un parroco residente a Carrone, in quel periodo non mancarono mai la messa feriale delle 17, la prefestiva del sabato e quella della domenica alle 9,30. A don Giuseppe piaceva Carrone, allora la chiesa era ancora molto frequentata e c’era una buona collaborazione. Io lo ricordo soprattutto come un buon confessore: sapeva sempre dirti le parole giuste, tornavi a casa con animo più sereno, oserei dire con fede rinnovata. Don Giuseppe non aveva una salute di ferro, ma nonostante tutto non si arrendeva e anche quando si ruppe il femore e non si riprese mai come prima, tanto da non poter più guidare la macchina, rimase sempre al suo posto con la stessa serenità e ottimismo.

 

Don Giuseppe Dematteis

Quando nel 2005 monsignor Miglio decise che era giunto il momento di chiamarlo ad Ivrea per permettergli di riposarsi e godersi la sua vecchiaia, lui se ne andò proprio a malincuore. Non si dimenticò mai di noi, venne ancora qualche volta a Carrone a dirci messa, ad esempio la notte di Natale.

A don Giuseppe successe don Emiliano Sandretto. Io inizialmente non presi molto bene la notizia, lo conoscevo sin da bambina perché da 30 anni guidava la parrocchia di Cascinette, paese natale di mia mamma: era gentile e alla buona, ma ad una persona vecchio stampo come me non erano piaciuti i cambiamenti che aveva apportato là, ad esempio l’uso della chitarra per animare le funzioni.

Qui a Carrone invece don Emiliano non ci impose mai nulla. All’inizio non riusciva a seguirci molto perchè era troppo impegnato con Strambino e risultava difficile per noi trovare un attimo in cui potergli parlare, perchè era sempre di fretta. Poi negli ultimi due anni, dal 2010 al 2012, tornò ad essere parroco di Cascinette e contemporaneamente conservò anche la piccola parrocchia di Carrone, dove si trovava bene.

Durante il suo ministero celebrava due messe feriali, poi quella prefestiva del sabato e quella delle 9,30 la domenica; introdusse due messe serali ai piloni nel mese di maggio e se c’era qualche occasione speciale veniva comunque a celebrare. In quegli anni invitò la nostra cantoria, della quale faccio parte, per un concerto a Cascinette e benché fossimo pochi e non ci sentissimo all’altezza, lui insistette e ci convinse ad andare e in quella occasione ricevemmo complimenti e una bella accoglienza.

                                                                           

Don Emiliano Sandretto

Purtroppo quando ormai con lui ci si trovava bene, il buon Dio decise molto prematuramente di chiamarlo a sé nel 2012. Fu così che proprio la sera in cui a Carrone avrebbe dovuto venire su suo invito mons. Bettazzi a parlarci del Concilio, ecco che venne comunque ma a celebrarne la messa di suffragio.

Bisogna ricordare anche che nel 2010-2011 don Emiliano aveva promosso lavori di ristrutturazione conservativa della chiesa, in particolare opere di restauro delle pitture interne ed esterne; aveva anche intenzione di risistemare la parrocchia ma dopo la sua morte il progetto sembra accantonato.

Dal settembre 2012 la parrocchia di Carrone venne affidata al commendatore di Strambino, don Loris Cena. A quel punto ci ritrovammo con un’unica messa feriale il martedì alle 17 e una messa prefestiva il sabato alle 17, che in estate invece era la domenica alle 9,15. Don Loris del resto oltre a Strambino aveva anche Mercenasco e non poteva fare diversamente. Con lui comunque ci trovavamo bene: era sempre molto puntuale e disponibile al dialogo, sempre attento ad ogni dettaglio. In occasioni speciali come le Ceneri, la messa del 2 novembre o il triduo di San Grato, le messe venivano celebrate la sera alle 20.30; inoltre continuò a celebrare le messe ai piloni che da due divennero tre, con buona partecipazione della popolazione.

Secondo me comunque, non servono tante messe celebrate frettolosamente, ma a volte qualche attenzione in più: ad esempio don Loris ogni tre mesi ci lasciava un foglietto con sue considerazioni, magari sull’Avvento o sulla Quaresima, seguite dal resoconto dell’andamento della chiesa. Lo scorso anno ci lasciò pure le preghiere da recitare prima di pranzo durante l’Avvento, cosa che io non avevo mai fatto, ma sono quelle piccole cose che ti fanno sentire più guidato e meno allo sbaraglio. Molte sue iniziative mi avevano portata con piacere indietro nel tempo perché rispettava le tradizioni. Purtroppo avevamo appena imparato ad apprezzarlo e a sperare che rimanesse a lungo, quando a luglio 2013 ci diede la sconcertante notizia che lasciava Strambino per andare a Caluso.

Don Loris Cena

Dall’ottobre 2013 il vescovo non è riuscito a trovare un nuovo commendatore per Strambino, che si sarebbe dovuto occupare anche di Carrone, ma ha assegnato provvisoriamente l’incarico ad una triade di sacerdoti, di conseguenza ora abbiamo tre parroci. Le messe celebrate in paese ci sono state conservate e i tre sacerdoti (don Massimo Ricca Sissoldo, don Angelo Macaluso e don Davide Rossetto) fanno tutto il possibile per rendersi disponibili, ma certamente non è come avere un proprio parroco, qualcuno che ha interesse ad affezionarsi al suo gregge.

Preghiamo che la situazione si sblocchi presto e che arrivi colui che sarà disposto a seguire a lungo la nostra parrocchia.

Vilma Actis Alesina