Lungo la roggia di Carrone

La Roggia del Bosco (“la rusa”), il piccolo corso d’acqua che passa a sud di Carrone, nasce a ovest del paese, nel comune di Scarmagno e più precisamente dalla Fontana Murata, in frazione Bessolo. Dopo essere passata da Carrone la Roggia prosegue in direzione sud-est per poi confluire nella Dora Baltea a nord di Vische.

 

Il percorso della “Roggia del Bosco”, dalle sorgenti a Villate fino alla Dora Baltea, passando per Carrone

Un tempo le sue acque limpide venivano utilizzate per irrigare, lavare i panni, far muovere la ruota di un mulino e anche dai ragazzini per fare il bagno in estate o pescare.

Nel tratto in cui la Roggia del Bosco da Mercenasco si avvicina al paese, c’è ancora “la canale”, un canale in cemento oggi usato per attraversare il ruscello, che serviva un tempo per far passare l’acqua da una parte all’altra della “rusa” per irrigare i prati.

 

La “canale” in cemento

L’acqua per questo canale veniva presa alle “Fontane” (a nord ovest del paese, dove ci sono delle risorgive) e veniva portata tramite dei fossi fino al prato conosciuto come “al pra dal Blun” (della ex cascina Bellono, adesso Baro).

Ormai sono parecchi anni che l’acqua non passa più sopra alla canale perchè i prati nonvengono più irrigati, non ci sono neanche più i fossi per portare l’acqua e anche l’imbocco del fosso che partiva dalla Roggia e andava alle Fontane è andato distrutto.

In quel punto della roggia c’era anche il “saut”, un piccolo dislivello di circa un metro che faceva fare una cascatella all’acqua. Si creava subito sotto un “busun” (piccola pozza) con acqua abbastanza profonda da permettere di fare il bagno ai ragazzini in estate.

Un tempo in quella zona esisteva un vecchio mulino (diversi anni fa si vedeva ancora un piccolo pezzo di muro in pietra) e quel salto dell’acqua serviva proprio a farne girare la ruota.

Appena più a monte c’erano tre o quattro posti dove si poteva andare a lavare i panni con il tradizionale “scagn da lavar” (asse da lavare), oltre al lavatoio che si trovava poco prima del ponte.

Il ponte visto da ovest

Il ponte visto da est

 

 

 

 

 

 

Oltrepassato il ponte, la Roggia procede allontanandosi dal paese nella zona chiamata “Praiait” dove c’era un tempo una “pianca” (passerella in legno) che permetteva di attraversarla. Negli anni ’70 una piena ha spazzato via la pianca in legno e ne è stata costruita un’altra con tubi di ferro e un grigliato.

La “pianca” di legno ai Praiait nel 1966

La “pianca” in ferro negli anni 2000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esisteva anche un altro canale in muratura in località “Feghe” che scavalcava la roggia di Carrone e incanalava l’acqua di un’altra Roggia proveniente da Candia, che nasce dalla collina di Santo Stefano e riceve acqua anche dal lago di Candia. Tramite il canale l’acqua arrivava fino al Mulino di Rivocco (“Mulin ‘d Rivoc” ), per azionare la pala; la quantità d’acqua che arrivava in questo canale era regolata da un piccolo sbarramento detto “al tubo” (perchè l’acqua passava prima attraverso un tubo), mentre l’acqua in eccesso andava per il corso naturale che è quello che c’è ancora oggi.

 

La roggia pochi metri prima del mulino di Rivoc con la “losa” (pietra) per poterla attraversare, nel 1959

 

Questo canale, detto “roggia del mulino” era molto ricco d’acqua tanto che in estate le donne di Carrone e anche di Pratoferro andavano fino ad un’ansa pochi metri prima del mulino, a lavare i panni. Questo succedeva anche perchè in estate la Roggia del Bosco era quasi asciutta visto che l’acqua veniva usata a monte di Mercenasco per irrigare e così non si poteva utilizzare il lavatoio in paese.

Prima dell’avvento delle lavatrici tutte le famiglie di Carrone facevano “la buà” (il bucato) in casa due volte l’anno. E per i bambini era un giorno di festa quando si andava in estate al mulino insieme alle mamme che lavavano. Si partiva al mattino presto con il carro carico di lenzuola portando la borsa del pranzo perchè si stava là tutto il giorno e mentre le mamme lavavano i bambini giocavano.

In estate si andava al mulino anche a lavare i panni di uso giornaliero e per in questa occasione veniva usata la “gagliota” (carretto a mano con due ruote utilizzato per trasporto di merci varie) per portare il bucato e l’asse da lavare.

Ora però la roggia del mulino non esiste più: il ponte-canale è crollato e poco alla volta il corso della roggia si è riempito di terra fino a non permettere più il passaggio dell’acqua.

Questo è successo a partire dagli anni ’70, dopo che nel 1971 è morto l’ultimo mugnaio della famiglia Lera (originaria di Mercenasco) che abitava e lavorava al Mulino di Rivocco. Da allora il mulino è disabitato, diroccato e invaso dalla vegetazione.

Claudio Actis Alesina